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Il Tempo e l'Arte, di G. Marziano

Esercizi di collocazione dell’opera ‘nel tempo’

ottobre 2025 - È un esercizio di storia dell’arte che io stesso applico ad opere di autori meno conosciuti e/o localizzati, al fine di individuare il giusto segmento temporale, leggendone la variabile tempo dell’arte e della storia, o, per lo meno, quella che l’artista ci ha voluto far leggere.
Proponendolo, talvolta, agli studenti, l’obiettivo didattico diventa molto sottile, in quanto, in assenza di una conoscenza diretta dell’autore, della sua formazione e della produzione artistica, risulta molto difficile collocare esattamente le opere, persino agli studiosi.
Si realizza come gioco diretto alla ricerca dei segni, teso a una lettura attenta degli elementi raffigurati e del contesto, che risulterà sempre sofisticata e piena di invenzioni, in quanto gli studenti si divertono a improvvisare significati anche assenti, a reinventare qualcosa sulla base della propria personalissima capacità espressiva. L’esercizio serve a stimolare i giovani a non rinunciare a fare collegamenti nella vita come nell’arte.
Poichè l’artista sceglie di rivolgersi nel passato o nel futuro, confondendo a volte i nostri riferimenti storiografici, solo dopo molti anni di studio possediamo l’abilità di collocare all’interno di una finestra temporale ben precisa le opere d’arte. Riconoscere stilisticamente le opere e collocarle nella storia e nel tempo, nonchè negli stili, riesce abbastanza semplicemente a chi è avvezzo a lavorare con le immagini, cogliendo influenze, stili e mode. Questo, fino a quando il rapporto artista/fruitore/spettatore si è mantenuto veritiero, di quella verità priva di ammiccamenti, come dice Pascal, che non lascia spazio a fraintendimenti.
Il rapporto artista/fruitore/spettatore cambia, si modifica, diventa ammiccante, quando la verità del tempo viene modificata, quando l’artista decide che l’inganno temporale sia la sola e unica via per giocare con lo spettatore, o per giocare con il tempo dell’arte.
L’uomo primitivo ne era scevro, la rappresentazione è palese, immediata, collocabile e decifrabile, senza ammiccamenti, una verità geometrica (per dirla come Pascal, appunto). Accade anche oggi con l’arte “negra” (come era chiamata agli inizi del novecento) che rimane immutata nel tempo, per cui una produzione artistica attuale è pressoché uguale ad una produzione artistica di qualche centinaio di anni precedente.
Allo stesso modo, l’arte utilizzata come denuncia ha necessità di stare nel proprio tempo, perché descrive quell’avvenimento, quel momento preciso, quella fase storica, tangibile, descrittiva.
Tra gli artisti noti, che con le proprie scelte artistiche hanno dato vita a vere invenzioni stilistiche, gli esempi sono molteplici, da Donatello con la Maddalena rappresentata con il moto dell’anima, la sofferenza, il patimento, che esteriorizzati, si impadroniscono della rappresentazione diretta del volto, che ci appare scarno, emaciato, rugoso, con il corpo coperto dai suoi lunghi capelli. El Greco, l’influenza manierista è chiara, ma di quel bizzarro modaiolo e traditore, egli ne coglie lo spirito innovativo, le figure che si slanciano, che seguono linee curve, di quella curvatura fotografica (fisheye), sembrano appartenere ad una trattazione novecentesca. Gauguin si rifugia nelle isole polinesiane, in una natura che non possiamo decifrare con la nostra scansione temporale, appartenete a quel tempo che si è quasi fermato o che percorre la storia con ritmi differenti, e ad essa le opere appartengono, definito primitivismo, si colloca fuori dal tempo dell’arte della sua epoca. Munch, l’artista divenuto famoso per una solo opera, un urlo lancinante, mortale, sanguigno, fisico e metaforico, riesce ad eliminare e anzi annullare il tempo.
L’artista, “creatore”, scorpora la variabile tempo dalle sue opere e si colloca in una dimensione cosmica.
Dunque, che cosa accade quando l’artista decide, per qualche ragionamento indecifrabile ai posteri, di collocarsi fuori dal tempo, fuori dal proprio tempo, fuori dal tempo dell’arte per cui tutto ciò che è contemporaneo è vecchio rispetto all’opera stessa?
Le domande ‘aperte’ sono due:
- che cosa accade a noi, fruitori dell’opera?
- che cosa accade all’arte?
Gli studenti sono invitati, infine, ad avvicinarsi a una risposta plausibile.

Arch. Giuseppe Marziano
Il Tempo e l'Arte, di G. Marziano

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